domenica 8 aprile 2012

SarDoriartisti: Davide Puggioni, Eticando s'impara...


(Intervista a cura di Nostal_chic)


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Cos’è esattamente Eticando?
Eticando è una bottega, un crocevia dove le persone si incontrano e confrontano.
Proponiamo linee di abbigliamento in fibre naturali e biologiche per uomo donna e bambino, moda etica, artigianato locale ed equosolidale e accessory eco-friendly. L'attività principale è la vendita ma vuole essere anche un punto di incontro attraverso presentazioni di libri, mostre fotografiche o semplicemente attraverso dibattiti sui temi della finanza etica, turismo responsabile etc

Quando nasce?
E' una passione per l'etica e la solidarietà presente da tempo ma sbocciata nell'ottobre del 2010 a Cagliari in Via Iglesias 19, e la lumachina vuole camminare, lenta, lenta...

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Eticando ha partecipato a vari progetti, come la mostra fotografica sull’abbigliamento in fibre naturali e biologiche, ci puoi accennare qualcosa? 
La mostra “Vesti responsabile” è un progetto sviluppato unendo tre professionalità: un fotografo, una bottega e una designer d'interni. Una mostra nata con l'obiettivo di rendere il consumatore più consapevole e attento nelle sue scelte, canalizzando le produzioni equo-solidali e le piccole produzioni indipendenti di sartoria ricercata e ricca di tradizioni; progetti stilistici socialmente responsabili che propongono un consumo critico per una moda sostenibile, senza però trascurare il bello, la qualità, l’innovazione e le tendenze.

Cosa ti ispira nella scelta dei tuoi acquisti?
Sicuramente il gusto legato all'etica, le piccole produzioni locali, la qualità delle materie prime.

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La moda per te è…
Un canale per esprimersi, comunicare, essere! Mi diverte e mi appassiona la ricerca di capi che raccontano storie, di piccole cooperative indiane, di laboratori indipendenti italiani... Mi piace pensare che un capo sia tinto oltre che con il colore (eco naturalmente) con il sapore dell'artigiano.
La serialità non mi piace, preferisco ricercare qualcosa modificandola secondo il mio gusto come l'ultimo cardigan un po' retrò... Gioco con i colori, azzardando forse con gli abbinamenti, lasciando le regole da parte!

Che scarpe indossi in questo momento?
Le fantastiche Ethletic: la scarpa 100% equo-solidale, l'alternativa etica!

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Di cosa hai bisogno per essere felice?
Coltivare le passioni, essere circondato da bella gente, viaggiare

Nella tua dispensa non può mancare?
Cioccolato fondente, the verde, tante spezie!

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Un messaggio urgente da comunicare al mondo?
Pensiamo prima all'altro, staremo meglio tutti!

Tu ti batti per l’artigianato locale ed equosolidale. Che cosa significa nella vita di tutti i giorni? Fai delle scelte particolari? 
Uno dei cardini del progetto Eticando è quello di coniugare il locale con l'equo-solidale: per realizzare un commercio eticamente corretto al sud come al nord. Eticando si propone di creare delle collaborazione con artigiani/artisti sardi che rispettano e condividono la nostra filosofia. Alcune collaborazioni stanno danno buoni risultati: questo è uno stimolo per nuove collaborazioni e condividere il cammino con chi fa della sostenibilità uno stile di vita.
Mi interessa la sostenibilità a 360 gradi, per chi produce, per chi compra e per l'ambiente: l'artigianato equo è portatore di una storia da raccontare, perché racchiude tradizioni e usi dei paesi del sud del mondo. Comprare equo significa creare sviluppo durevole, perché solo attraverso il lavoro una persona è libera di scegliere se mandare i figli a scuola, se farsi un viaggio, se comprarsi un vestito; seguo il filone del detto cinese “non dare il pesce ma insegna a pescare”, proprio per questo mi batto e lotto perché credo che un altro sviluppo sia possibile. Uno dei canali di riuscita è il circuito equo-solidale.

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Ci sono dei creativi in sintonia con i valori di Eticando che consiglieresti di prendere in considerazione?
Da Eticando si respira un mix di fragranze dato dall'intreccio di creazioni di mani sapienti, che oggi continuano a donarci oggetti unici per la nostra quotidianità. Cito alcuni creativi da tenere sott'occhio:
Parto subito con Riciclabò il laboratorio sartoriale di due stiliste genovesi che con tessuti e accessori recuperati danno vita ad una produzione di abiti eco-sostenibili con raffinate tecniche sartoriali.

Un altro progetto tutto italiano di riciclo creativo è il GARBAGE LAB. Producono borse rivitalizzando materiali di riciclo e recupero come i banner pubblicitari in pvc, le cinture di sicurezza, un tessuto ottenuto dal riciclo del bottiglie in PET.

Continuerei con Opella, dove Liliana e Cristina utilizzando carta di puro cotone, cellulosa riciclata, alluminio e vetro realizzano gioielli dal design contemporaneo.


Potete trovare Eticando in Via Iglesias, 19 a Cagliari
www.eticando.com
www.facebook.com/Eticando

Le foto sono di Fabrizio Massidda (il suo sito è qui)




Quando Nostal_chic mi ha proposto la sua idea di intervistare Davide Puggioni in merito ad Eticando ho fatto alcune ricerche in merito e, al solito, la ragazza si è dimostrata foriera di belle idee (e belle persone). Su The SarDorialist si è già parlato del connubio fra moda e sfide ecosostenibili ed ecco che Davide ci da il suo parere sul campo. Grazie a Nostal_ per l'idea, il prezioso contributo e per essersi occupata dell'intervista e grazie a Davide per averci detto la sua, per la gentilezza e per averci dato molti spunti di riflessione.


@velvetuzi


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martedì 28 febbraio 2012

Academy Awards 2012. Pensierini sarDorialisti sul red carpet.

Mi guardavo il red carpet in streaming l'altro ieri e vedevo alcune stronze molte belle che raccontavano ai giornalisti che il periodo degli awards è stressante e meno male che è appena finito perchè non ne posso più di questa fatica dei premi e delle foto e via dicendo.
Senti un pò cretina, se vuoi facciamo cambio e tu pensi a tornare a casa esausta e ritinteggiare la parete della camera previo trattamento al cloro per uccidere le muffe (lanciato verso la parete tipo napalm) e io faccio l'oscena fatica di indossare un Vionnet, delle Ferragamo, farmi truccare dal team Nars per poi rispondere a 3 domande sceme di quella cricca in fila col microfono (1."Cosa indossi?" 2. "Come ti senti? Sei tesa?" 3. "Cosa pensi delle altre nominate? Quale film concorrente ti è piaciuto?").
Cara star stressata dagli eventi, ma vaffanculo va, con simpatia eh.

Ecco la recensione dei vestitini, abbiamo ovviamente dei promossi e dei bocciati suddivisi per categorie opinabili.

PROMOSSE

BIANCO
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Gwyneth Paltrow indossa un Tom Ford vagamente da supereroe e ditemi voi se io posso bocciare un supereroe minimal chic.
(No, non posso e Gwyneth è stata una delle mie preferite dell'intera serata.)
Rooney Mara con l'allure Lisbeth-iana ha un pò rotto i coglioni: brava tesoro, ti sei proprio immedesimata, il ruolo non era semplice, le scene difficili, la grande sfida con sè stessi, Pat McGrath che ti taglia le sopracciglia, i fans del romanzo, i fans della Rapace ma MOBBASTA con l'ispirazione goth, ti prego. Nonostante questo il Givenchy è adorabile e il make up ineccepibile e in linea col personaggio ergo Rooney, per te Miss Italia continua.
Olivia Spencer indossa un Tadashi Shoji che dimostra che le opzioni per una donna curvacea non sono solo le classiche 3:
1. Coprirsi con una cappa nera e credere di essere chic giusto perchè si vede solo la faccia (leggi: lo stylist sa vestire solo modelle peso max 40 kg lordi. LICENZIALO) 
2. Strizza, scolla, strigni: c'hai i Kg in più? Sei bbbona. abbona. 
3. Ok, la stagione degli Award è vicina tesoro, questa è la cocaina e questi i lassativi. Se hai bisogno chiama chè c'abbiamo anche le anfetamine.
Octavia Spencer è vestita in modo seducente ma non volgare, brava, dico io.
Milla Jovovich ha scelto un Elie Saab. (Davvero? Volete che vi svolga un tema sulla giustezza old-hollywoodiana di questa donna?)


NERO
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Sua Maestà Angelina indossa un Versace creato in esclusiva (agli Oscar farsi fare le robe in esclusiva è più semplice). Velluto nero e proporzioni crescenti à la Westwood non sono facili da indossare (e se l'avesse indossato qualcun'altra non avrei avuto pietà) ma lei fa funzionare tutto grazie alla gamba bianchissima regalata dallo spacco e ad un trucco&parrucco bugiardo ("Ho asciugato i capelli col phon della Imetec e mi son messa un pò di rossetto, niente di chè, manco pensavo di venire..."). Lodi per aver colpito il pubblico con un insieme che su un altra sarebbe sembrato solo un capitombolo su un paramento mortuario invernale.
Tina Fey in un Carolina Herrera  che sarebbe piaciuto a Audrey Hepburn ci dimostra che ponderare la scelta e scartare le ipotesi troppo eccentriche può essere lodabile ed evitarti un disastro.
Nina Garcia in Gaultier la promuovo perchè si può lavorare nella moda ed fare a meno di arrivare alle occasioni mondane vestite come pappagalli ara sotto acido per dimostrare che ehi, io lavoro nella moda e mi diverto coi vestiti e coi cappellini! Brava la Garcia che si veste per sè e per l'evento e non per i siti di fashion addicted isteriche.
Kate Capshaw non so cosa indossi e non l'avevo notata prima di leggerne la recensione positiva fatta da Superqueen (date un'occhiata alle sue impressioni sul red carpet). Effettivamente l'abito ha un sapore anni 30 molto interessante, non ostenta ma ha personalità. Brava Kate, dì a tuo marito che War Horse mi ha scartavetrato le balle già dal trailer, baci e abbracci a te e famiglia.

COLORE
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Glenn Close in Zac Posen spacca, è la verità. Questa donna ha un chè di regale e fareste meglio ad ammetterlo se tenete al coniglietto di vostra figlia.
Emma Stone indossa un Giambattista Valli dal colore acceso e dalla silhouette effettivamente già vista ma questo è uno dei (pochi) casi in cui se il vecchio trucco riesce si applaude.
Kate Mara, sorella maggiore di Rooney, è graziosissima nel suo Elie Saab e io la promuovo anche se in questa foto ci regala quello sguardo lievemente inquietante tipico di Hayden McClaine, il personaggio che interpretava in American Horror Story.
Ah, Bijou Phillips! Era lì per accompagnare l'amica Michelle Williams e anche se il suo abito Dolce&Gabbana non è stato apprezzato da molti io ho un debole per quel pizzo grosso, per il color petrolio e per la piccola follia di abbinarci delle scarpine fucsia. Denunciatemi.

GOLDEN GIRLS
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La vittoriosa Streep indossa un Lanvin "etico" per il quale sono state utilizzate delle stoffe aderenti al Green Carpet Challenge di Livia Giuggioli (che però era vestita malissimo senza se e senza ma a causa di quella specie di "taschina" sul corpetto). Meryl si è anche presa la statuetta, avrà pur diritto di indossare un peplo dorato, no?
Jessica Chastain indossa un McQueen che conosco bene e adoro: lei è bellissima e fa funzionare l'abito. Niente di negativo da rilevare.
Ora, io so che molti saranno in disaccordo con me nel promuovere il Marchesa della nuova tipa di Clooney (Stacy Keibler). Nemmeno io vado pazza per quel rosellone che le sbuca dalla spina iliaca antero superiore ma lei è tutta sorridente e aggraziata, si muoveva molto bene e io ci sono cascata.
Una parola su Sandra Bullock. L'abito (Marchesa) è bellissimo, i dettagli dorati arricchiscono un modello che io indosserei un giorno si e l'altro pure ma vogliamo parlare del suo viso? Ho notato il primo piano grazie ad un link della sopraccitata Superqueen e devo proprio dire che la faccia gelata dalla pistola di Mr.Freeze di Batman non dona a nessuno. Era contenta? Era triste? Era imprigionata nel suo corpo? Certamente i suoi muscoli facciali non ci aiutano a risolvere l'arcano...

BOCCIATE

ERO CONVINTA DI FAR BENE MA FORSE SAREBBE STATO MEGLIO DI NO
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Jennifer, ti assicuro, l'abbiamo capito che sei bona, ce lo dici dal 1999. Ora basta. Si vede, ti conservi alla grande, uh, quanto sei gnocca, ora copriti. (NB L'abito è un Zuhair Murad)
Da un estremo all'altro ecco Shailene Woodley (Valentino) che ha una stylist a cui vorrei ricordare che fra la slutness di Claudia Koll pre-conversione e la pudicizia di Claudia Koll post-conversione c'è tutto un range di possibilità e che va bene non spogliarsi ma il saio non è necessario.
La terza è Berenice Bejo in un Elie Saab che sulla carta non è male ma di fatto sembra uno dei miei esperimenti col decolorante di coloreria italiana su un tessuto lavorato. La lavatrice ancora mi guarda con sospetto dopo quei tristi avvenimenti di trasformazione (in peggio) di indumenti random.
Anna Faris in Diane Von Furstenberg.
Da dove comincio? Dal fatto che è evidente che le abbiano fatto uno scherzo e le abbiano mandato l'indirizzo del party di compleanno a Las Vegas di una Kardashian a caso ma scrivendo indirizzo e orario del Red Carpet degli Oscar? O preferite che commenti l'amara burla del parrucchiere che le ha fatto un caschetto caterinacaselliesco? Va bene, si è resa protagonista di quella merda di Scary Movie ma questa è crudeltà vera.

BUONA FEDE ED EPIC FAIL
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Lo so Michelle, ti hanno detto che questo Louis Vuitton era sbarazzino, da regazzina, che abbinarci la clutch rosa era una grande idea, che quella collana ci stava alla grande.
Mentivano Michelle.
Mentivano.
Altro giro e altro colpo al cuore con Natalie Portman che indossa un Dior vintage del 1954, molto costoso (50.000 $, si, lo so, non ditemi niente). E' un abito bellissimo non fosse che è a pois. Come un ombrello. Come le calze di una che va ai concerti ska. Come la stampa di un cappottino per cani. Come cazzo ti è venuto in mente Natalie?
Viola Davis invece mi ha creato dei problemi. Dai capelli al sedere va tutto bene (e sia lode alla decisione di percorrere un red carpet così importante con la sua chioma naturale: sta benissimo). Poi un gatto le è impazzito davanti e ha squarciato la gonna del Vera Wang lasciandoci con un palmo di naso, il cuore pieno di sassi, la faccia piena di schiaffi e qualunque altra minchiata cheap dica quella canzone orrenda di jovanotti.
Melissa Leo non me la so spiegare. L'opzione più credibile è che abbia perso una scommessa.

Vi abbraccio, non pensate male di me, queste cose le dico per il vostro bene.

@velvetuzi



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mercoledì 15 febbraio 2012

Money is the cheapest thing


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Da ieri è tutto un fiorire di commenti sul festivaldisanremo, negativi o positivi non importa perchè la realtà dei fatti è che in un paese considerato civile non dovrei nemmeno sentirne parlare.
Vi do il mio umile consiglio per un'opzione valida, anche se sarebbe un'opzione valida perfinanco spiare il figlio dei vicini che compra l'erba da un pusher all'angolo della via, sfondarsi di Lindt di San Valentino (ricevuti da qualcun altro ovviamente) o purgarsi violentemente, per dire.  Mi piacerebbe suggerirvi di guardare (o riguardare) un documentario che parla di stile dedicato a colui senza il quale il nostro Scott Schuman non farebbe tutti i soldoni che fa: Bill Cunningham.
Mr. Cunningham fotografa street style da molti anni per il NY Times e la sua storia, la sua etica, la sua visione sono molto interessanti e ben raccontati in un documentario del 2011 diretto da Richard Press che si chiama "Bill Cunningham New York" e che mi sento di proporvi come alternativa alla kermesse festivaliera più imbarazzante del mondo, come se in Italia avessimo bisogno di altri motivi d'imbarazzo e, ehi, se stavate pensando che l'Eurofestival è più trash, ebbene lo sarà pure ma almeno è oggettivamente meglio del tragico e lunghissimo monologo di un milionario che monopolizza i quotidiani il giorno successivo.
Insomma, mi fareste contenta se non guardaste quell'orrenda gara canora totalmente priva di senso (a meno che non siate dei vecchi democristiani nostalgici, in tal caso godetevi pure Francesco Renga).
Il mio consiglio è di preferire la storia di Bill Cunningham, per esempio, all'outfit di Nina Zilli (no tesoro, non basta farsi vestire dalla Westwood e pettinare dalla Duchessa di Polignac per scongiurare un solenne epic fail. Non so cosa ci sia da salvare cara ma l'ultima ratio potrebbe essere presentarsi sul palco fatta di anfetamine e far pipì sul pubblico à la GG Allin: sarebbe comunque un passo avanti, sai? Perlomeno a casa mia avresti un'impennata di consensi.).

Ecco alcuni momenti clou di "Bill Cunningham New York":

Fans#1: Wintour
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Fans#2: Iris
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Fans#3: La Carmen
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Sui soldi:
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Su come risolvere buona parte dei problemi:
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Sul sorriso da fare nel momento in cui un superiore cazzia un buttafuori idiota che non ti riconosce (dopo aver magari fatto entrare una fashion blogger italiana nonsense a caso):
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Il trailer:


Vi consiglio anche il sito del film e, ovviamente, le collaborazioni di Super Bill con il NY Times.

E vi bacio tutti, ça va sans dire
@velvetuzi

PS
Se proprio vi sentite in vena sanremese, vi consiglio l'account twitter di un collettivo antisanremese guidato dal mio adorato&glorificato Costantino Della Gherardesca: verità in forma di twit-cronaca all'indirizzo @sanremochiuso.
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venerdì 3 febbraio 2012

C'è un'italiana, un'americana e un colosso del fast fashion svedese...



Chi bazzica nella nostra pagina Facebook sa bene quanto poco ritenga valide alcune blasonate collaborazioni fra maison di moda e assi del fast fashion ma ricorderà la mia aspettativa per la collezione di Marni per H&M.
Ebbene, il promo diretto da Sofia Coppola (cuori, per la miseria, cuoricini a go-go e senza vergogna) sembra darmi ragione. 
Le stampe Marni-ose mi ricordano delle robe che mia madre indossava in alcune foto di fine anni '70 e, per la prima volta nella storia, mi spiace non aver vicino uno degli store selezionati per ospitare l'evento.

Vi consiglio di dare uno sguardo al video di backstage, ne vale la pena anche solo per i look che Sofia Coppola e Consuelo Castiglioni sfoggiano durante lo shooting a Marrakesh. 
Anche la canzone utilizzata nello spot è di un tipino elegante, quel tipino là che ha suonato al party del matrimonio di Kate Moss...



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giovedì 2 febbraio 2012

Die Antwoord. Non capisco nè Afrikaans nè Xhosa ma mi fido. Mi fido.

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Mettiamo il caso che la sottoscritta sia stata totalmente conquistata da un gruppo hip hop sudafricano.
Mettiamo anche il caso che il loro primo album ($O$, 2009) mi sia gradito, mi elevi l'umore e mi trattenga dal picchiare con l'ombrello fucsia (rotto, coi ferri sporgenti, probabilmente veicolante Clostridium Tetani) le regazzine maltruccate e urlanti che mi rubano ossigeno sull'autobus.
(Care, un pò vi ha rovinato la make up guru di youtube sbagliata, un pò vi ha rovinato Uomini&Donne, un pò vi hanno rovinato li mortacci vostri.)
Ecco, mica pensereste male di me per questo?
Attendo dunque con grande fiducia l'uscita del nuovo album (Ten$ion ) e intanto mi faccio dilettare dai video dei nuovi singoli "Fok Julle Naaiers" e "I Fink U Freeky" che proseguono quell'adorabile e puccioso filone disturbante che tanto ci piace (Topi! I baffi di Ninja! Gente con denti strani! Gente senza denti! Yolandi che è gnocca anche quando si traveste da spettro magro magro!).




Tutto figo ma il pigiama di Pikachu vince a mani basse.



Se non vi viene da ballarla agitandovi moltissimo c'è qualcosa che non va in voi. Io le tipe del bus non le picchio ma mi verrebbe proprio da dar loro in testa l'ombrello a tempo.



Per Alexander Wang SS2012 coi tatuaggi lo-fi (pretty wise!) e il mascara bianco. 




Vi abbraccio, voi mi siete cari e non vi picchierei mai sull'autobus.


@velvetuzi
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giovedì 19 gennaio 2012

Alcatraz. E' pur sempre un'isola coi misteri.


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La locandina mi ricorda qualcosa.

Da un certo punto in poi, niente è stato più come Lost e so che quel finalaccio là vi ha delusi tutti ma io l'ho giustificato e me lo sono pure fatto piacere. La serie ha avuto un punto di non ritorno (forse più di uno) a partire dal quale nessun finale sarebbe mai potuto essere all'altezza e dunque, da parte della sottoscritta, è partito tutto un discorso tipo "Dai ragazzi, era difficile, bravi così...".
E' finita ma vi ho perdonato.
Fringe è arrivato troppo presto, come il tipo che ti sembra quasi interessante non appena chiudi una storia seria ma in fondo non ci vuoi avere troppo a che fare e quando comincia a chiamarti per chiederti dove sei già ti sembra stalking e decidi di chiudere passando per stronza ("...E mai più mettermi in queste situazioni, porca miseria ladra, maippiù!") e così di Fringe vidi solo il pilot e non era male ma ehi, no no grazie.
E' passato un pò di tempo e, parlando di roba con lo zampino di JJ, ho evitato (ignorato) Person of Interest e Undercovers ma ora che il periodo di decompressione può considerarsi sufficientemente lungo ad Alcatraz ho dato una chance. E' arrivato il momento della solita prova-pilot (la prova-pilot è indicativa ma non assoluta, si sa) promossa anche dal fatto che ormai per me lunedì c'è solo Pan Am.
Si, ogni tanto guardo Pan Am e il chè è deprimente se pensate che praticamente lo faccio solo per ammirare la riga di eyeliner delle hostess, non mi frega nulla di chi si fa chi, delle spie, i comunisti, i messaggi in codice; mi basta guardare quelle perfette linee di eyeliner e quei blush impeccabili.
Tornando a JJ, debbo dire di aver imparato ad accettarne i limiti, in primis il fatto che sia stato uno sceneggiatore di Armageddon. Si è redento con Lost, certo, ma ha pur sempre una mente che produce in maniera random genialate o porcate straordinarie per cui non sto lì ad aspettarmi lo stato di grazia perpetuo. Va bene così.

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Alcatraz parte con una premessa: la celebre prigione, situata in un'isola (si, un'altra) nella baia di San Francisco, fu chiusa nel '63 a causa degli alti costi di gestione della struttura.
Dicono.
In realtà le cose, secondo il team di sceneggiatori (Abrams produce con la sua Bad Robot), non stanno esattamente così. La struttura chiuse perchè un bel giorno, PUF!, tutti i presenti nell'isola sparirono. Guardie e ladri, delinquenti e secondini, tutti volatilizzati contemporaneamente e improvvisamente.
Da qui in poi la storia si snoda su due binari temporali che ci mostrano flashback del 1963 alternati ad avvenimenti contemporanei, questi ultimi caratterizzati dal ritorno ai giorni nostri dei galeotti. Nessuno di loro (surprise surprise!) è invecchiato rispetto al passato.
Si sa, i delinquenti delinquono e i delinquenti del '63 misteriosamente-riapparsi-freschi-come-roselline non fanno eccezione ed è qui che interviene la cavalleria: una giovine detective biondina  (Sarah Jones) s'imbatte in un omicidio compiuto da una canaglia anni '60 in versione 2.0. La ragazza trova degli elementi che collegano la scena del crimine con la vecchia prigione e si avvale dell'aiuto del nostro amato Jorge Garcia che interpreta il Dr. Diego Soto, storico di Alcatraz e proprietario di un negozio di fumetti, personaggio che conserva alcuni tratti umoristici di Hugo "Hurley" Reyes di Lost.
I due vengono reclutati da una squadra dell'FBI capitanata da Sam Neill (oh la-la Dr. Grant di Jurassic Park!) in cui figura la Dr.Baneerje (Parminder Nagra, i fans di ER la ricorderanno come la Dr. Neela Rasgootra) e subito appare chiaro che questi ultimi, nonostante apparentemente si giochi nella stessa squadra, sanno delle robe che noi non sappiamo e, ovviamente, non vogliono dircele.
La serie sembra procedere con un caso (leggi: un malfattore vintage) a puntata e se ogni episodio appare come una storia a sè, quella del detenuto e delle sue vittime presenti e passate, e con una propria conclusione, è tuttavia da iscriversi in un quadro più ampio in cui la fa da padrone il bug spaziotemporale (sempre lui) e la solita serie di segreti terribili che qualcuno non vuole svelare.
Il lavoro appare ovviamente meno ambizioso di Lost. Questa differenza sostanziale non impedisce al team di sceneggiatori di esplorare tematiche care all'universo sci-fi Abrams-iano e rappresenta anche il punto di forza della serie: paranoia sì ma meno esasperata, quasi intorpidita dal vivace scorrere degli eventi che all'occhio dello spettatore saltuario potrebbero apparire come il più classico dei crime drama eppure grazie a qualche momento WTF (chi non li ama?) e all'oscuro scenario cospirazionista globale (chi ha fatto sparire 'sti disgraziati? Perchè il governo ha mentito? Chi c'è dietro la nuova tinta di capelli di Cruise in Mission Impossible III?) anche le vecchie volpi potrebbero gradire lo show. Il giochino è, in sintesi, fidelizzare il pubblico ma non escludere lo spettatore occasionale il quale era totalmente ostracizzato dalla visione di Lost (e di Fringe, per citarne un altro).
In conclusione, per me è fatta, ci sto, chiamami pure per sapere dove sono JJ, non è più stalking e mi sa che mi fido ma non credere che non ti tenga d'occhio col sopracciglio incurvato: con Il Finalaccio Di Lost ti sei giocato tutte le carte e ora l'eccesso (o il difetto) di momenti WTF, a casa mia, potrebbe costarti la testa.
Ci rivediamo lunedì.

@velvetuzi
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sabato 14 gennaio 2012

Il senso di Raf (non il cantante) per la crisi

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Vi risparmio gli abiti in pelle perchè nemmeno Raf Simons mi convince totalmete quando si tratta di questo argomento (io e gli abiti in pelle abbiamo un rapporto di diffidenza reciproca) ma le maglie col dinosauro e la balena e soprattutto i sacchetti di carta (potrei dirvi lunch bags eh, potrei farlo) mi conquistano (ricordate la famigerata shopping bag in plastica , sempre Jil Sander,che vedevamo ovunque qualche Fashion Week fa?).
Uscire dal panettiere col maglione imbarazzante, e io adoro i maglioni imbarazzanti, non è mai stato così trendy.
Beh, la famiglia Robinson l'aveva capito...

@velvetuzi

(Raf, ti prego, non lasciare Jil Sander!)


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sabato 24 dicembre 2011

Auguri!

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mercoledì 14 dicembre 2011

"Red Harbor" di Alexandra Mascia, levatacce, belle atmosfere, un piccolo video e le 5 cose che ho imparato da infiltrata sarDorialista

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1. Le fotografe sono pimpanti da subito. Alexandra osserva la location con occhio clinico, si studia la luce, comincia a immaginare le cose prima che accadano e poi le fa accadere. E' affascinante vederla al lavoro, anche se è l'alba e c'è freddissimo, tanto lei non ha nemmeno bisogno di ingranare, sembra faccia delle robe semplicissime ma non riuscirei ad ottenere un suo scatto nemmeno con un miracolo.
Ogni tanto riguarda le foto in camera e ride. "Oddio, oddio, perchè ride?", "Uh, nulla" Mi rassicura serafica Federica Buccoli, la stylist: "Quando ride è tutto ok. E' quando non ride che dobbiamo preoccuparci.". Non avverrà mai durante questo shooting: Ale si stava divertendo. 
Che piacere osservarla.

2. Non importa quanto sia presto, alle ore 5:30 la Buccoli è bellissima, impeccabilmente truccata, armata di palette, pennelli, set da countouring e iPod ("Sennò voi mi fate perdere in chiacchiere!"). Per "Red Harbor" ha realizzato un make up in linea con il concept delle foto (la cinematografia anni '60/'70, un pò malinconica, molto intensa), ispirandosi a foto scattate sui set dell'epoca. 
La stylist non è una persona a caso, ho fatto domande e visto dove vive: è un'appassionata di cinema, fotografia e arti visive, ha un gusto estetico spiccato, passione e idee. Si è occupata del trucco non facendo una piega anche se le luci non erano il massimo e dopo aver tirato su delle eyeliner wings perfette l'ho vista muoversi sul set come una ballerina (ma sui tacchi, ça va sans dire) anticipando folate di vento, ravvivando il blush, fornendo occhiali da sole, scegliendo clutch. Avessi visto un cedimento, una colata di mascara, uno starnuto... Nulla, la stylist era la più stylish di tutti. Macchevvelodicoaffà!

3. La modella la conosco. Si chiama Federica Pusceddu, è una mia amica nonchè collega e quello che facciamo, ve l'assicuro, non ha niente a che fare con set fotografici o ambienti fashion. Bella è sempre stata bella (e non ha le occhiaie, mai.) ma non aveva mai posato per uno shooting eppure dopo una rapida analisi della situazione, nonostante il gelo e l'obiettivo puntato si muoveva con disinvoltura e non ci fossi stata io ad urlarle con fintissimo accento romano: "Ah Federì, ma quanto sei SCINEMATOGRAFICA?" non avrebbe svelato la sua vera natura urlandomi: "Ma vaffanculo va..." da un pontile. 
Federì, sei sempre bella, questa volta hai esagerato, dovevo perlomeno svelare il tuo lato borgataro. 
Abbi pazienza.

4. Alle ore 5:30 c'è gente che fa jogging. Questa è una cosa malata. Ci fossero stati dei drogati, dei tizi ubriachi reduci da una serata mondana, dei contrabbandieri, non mi sarei stupita. Invece c'era gente che correva. Anche anziani. Mi sono sentita una pappamolla. 

5. Durante la preparazione la fotografa fa degli scatti di prova. A chi li fa? La stylist fa lo styling alla modella e per il momento entrambe sono fuori dai giochi ma ecco che io avrei potuto essere utile a qualcosa: allora Ale mi posiziona e comincia a scattare. Per me le 5:30 del mattino sono le 5:30 del mattino. Indossavo un berretto in lana, una sciarpona enorme, dei guanti senza dita, dei jeans vecchi e un cappottone nero. Senza trucco. Gonfia di occhiaie. Gli occhi due fessure miopi. Quando Alexandra mi ha mandato le foto del servizio ha allegato anche uno degli scatti di prova. In sè è bellissimo: un bellissimo ritratto di homeless. 
Avevo seriamente paura che i joggers mi mollassero due monetine e l'augurio di rimettere insieme i cocci nella mia vita.

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Ringrazio Alexandra Mascia, Federica Buccoli e Federica Pusceddu,  la piccola crew che lavorava mentre io vagavo armata di digitale sul set. Ho messo su un piccolo video di backstage (non siate severi, era la prima volta, c'era freddo, tremolavo, le mie abilità nell'editing sono quelle che sono...) e devo ringraziare Sara Cappai dei Diverting Duo , così deliziosa da avermi "prestato" il pezzo che fa da colonna sonora (si chiama "All you Screamers" ed è tratto dal loro "Lover/Lover" del 2009 ).


I lavori di Alexandra li trovate su photovogue, su flickr, su fluidr e sulla sua pagina facebook. 
NB ho il permesso di stalkerarla ancora quindi magari avrò occasione di preparare un altro backstage, non c'è limite alla mia invadenza...
Vi abbraccio, siete tutti natalizi eh, disgraziati!

La vostra homeless-al-porto-all'-alba

PS 
Ehi, veniteci a trovare sul sarDorialfacebook o su twitter o su sarDorialinspiration o dappertutto... Siete i benvenuti!


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giovedì 17 novembre 2011

SarDoriartisti: Our Favourite Pic Hunters Edition... Manuela Apple

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Viaggetti, coriandoli e murra.

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Sleeping bad (not in a bed)

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Voglio fotografare il silenzio.

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Qual è la tua parola preferita? Giuggiola. Cosa ti fa sentire vivo? Mi fa sentire vivo fotografare i luoghi, le persone, le cose godendomele al massimo, non da fotografo ma da persona. Qual è il tuo posto preferito? L’aranceto di famiglia con tutti i suoi ricordi. Quale artista ammiri? Mio papà, l’uomo che riesce a fare tutto, dando un senso a tutto, stando fuori dalle galleria d’arte e dalle loro dinamiche. Qual è il tuo cibo preferito? Vincono i ravioli di nonna, bietole e formaggio fresco. Qual è l'ultimo libro che hai letto? Sud e Magia, libro di Ernesto De Martino legato a un grande fotografo sardo, Franco Pinna Quale talento vorresti possedere? Quello di sdoppiarmi, e moltiplicare le ore della giornata per poter fare il triplo delle cose abituali. Quale sarebbe la tua giornata ideale? Quella dove riesco a far combaciare tutto, lavoro, studio, passione e affetti. Qual è il miglior ricordo che hai della tua infanzia? Ne ho due a cui sono molto legata, Il mammacùa (nascondino) nell’aranceto di famiglia e, l’ altro risalente ai tempi d’oro della fanciullezza, quando mia madre al ritorno dall’asilo mi fece trovare un pacchetto di Fruittella, ero la bambina più felice del mondo! Chi vorresti essere nella prossima vita? Il cecchino ritratto da un Fotogiornalista, così giusto per cambiare punti di vista. Qual è stata la cosa più bella che hai fotografato? Questa domanda è difficile, è molto soggettiva, non riesco a pensare alla cosa più bella che ho fotografato, quanto alle cose più belle che ho ritratto, direi gli affetti. Qual è stato sinora il tuo più bel traguardo? Essere rimasta costante nell’evoluzione dei miei lavori, se guardo nel mio archivio fotografico di qualche anno fa ci sono dei lavori molto diversi a quelli di ora, eppure il mio occhio è sempre rimasto uguale, ho maturato un approccio che sembra più quello di un osservatrice più che di una fotografa. Quale indumento saresti felice di indossare per il resto della tua vita? Un bello scialle, colorato. Qual è la tua più grande paura? Non riuscire più ad apprezzare la vita, sia nelle cose negative che nelle cose positive. Cosa ti fa piangere? Un po’ di cose, allontanarmi dalla mia famiglia, perdere di vista me stessa, e sentire i sensi di colpa verso qualcosa o qualcuno. Cosa ti fa ridere? La spontaneità/genuinità delle persone, la mia amica Spetty, mamma quando beve vino (è astemia, dunque quando succede ci regala grandi momenti). Cosa fa di un amico un buon amico? La comprensione assoluta. Ti sei mai innamorato? Tante volte, anche ora! Cosa significa libertà per te? Svegliarsi la mattina e pensare di non aver nessun rimpianto nella vita. Quando è stata l'ultima volta che hai aiutato uno sconosciuto? Due giorni fa, ho dato qualche moneta a una clochard che vive sotto casa: a Torino ci sono tantissimi senza tetto che vivono l’inverno gelido dormendo sotto i portici. Di cosa non puoi fare a meno? Ossigeno, pane e cioccolato e affetti, ma anche la mia Olympus. Qual è la cosa più bella che hai mai visto? Un quadro in particolare di Schiele, visto a una mostra a Milano, un nudo femminile accovacciato, la pittura mi regala sempre tanti spunti fotografici. Qual è l'odore più bello del mondo? Il caffè in torrefazione, e la lavanda in fiore (anche visivamente parlando) Credi in una qualche divinità? Si al baobab, e al piccolo Principe. In quale personaggio del cinema o dei libri ti identifichi di più? Mi viene in mente il protagonista di Alta fedeltà, un trentenne che ripercorre la sua vita, le sue scelte i suoi sbagli dando una colonna sonora per tutto, anche io penso di avere la mia. Qual è la cosa più importante che hai imparato? Non bisogna mai perdere l’entusiasmo in quello che si fa, raccogliere tutto quello che la vita ci regala, mai giudicare, e mettersi sempre nel lato opposto alla propria posizione. Da chi vorresti essere baciato? Un bacio è anche una benedizione, be io in quel caso vorrei una benedizione da Garry Winogrand. Qual è la tua più grande ossessione? Le macchine fotografiche, ormai da diversi anni, e la ricerca iconografica in giro per il web, sono molto curiosa e ho bisogno di qualche confronto. Quali valori o ideali ti guidano nella vita? Il rispetto, sincerità e l’entusiasmo sempre presente. Come vorresti essere ricordata? Con un aneddoto scherzoso, mi piace ironizzarci su, o semplicemente con una foto, una pescata fra i mille paesaggi che a volte mi porto via nei miei scatti. Cosa vorresti fotografare di ciò che non hai ancora fotografato? C’è un mondo da fotografare! Per ora la mia antologia d’immagini raccolte è ancora scarsa, spero un giorno di poter fare un alfabeto d’immagini, e se non sarà possibile fotografare tutto, allora le creerò.

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Collage Cuneo 2011




Si fa presto a dire fotografo.
Fra tanta gente reflex-dotata, pochi si fermano a cercare di riconoscere il proprio sguardo nelle proprie foto e Manuela fa parte di quest'ultima categoria.
Talora la ricerca in campo artistico viene fraintesa col solo tecnicismo o, peggio, col mero acquisto di un set di costosi obiettivi, ecco perchè quando penso al lavoro della petite Apple, la nostra fotografa di oggi, ne riconosco in pieno i meriti.
La ricerca per lei è stata mettersi in gioco, farsi giudicare da insegnanti validi e schietti e sottoporsi alle critiche di veri addetti ai lavori , facendo grandi passi avanti pagati al prezzo di alcuni passi indietro: tornare all'analogico, sfornare dei set coesi, elaborare reportage coerenti e togliere invece che aggiungere chè le immagini hanno già tutto quello che serve e nascono per documentare la realtà attraverso una visione unica, la propria.
In un'epoca di moltitudini ricche in strumentazione e povere in personalità non mi resta che ammirare il coraggio di chi cerca di spogliarsi dei mille (sacrosanti ma abusati) trucchi, percorrendo un sentiero meno battuto, più faticoso ma, ne converrete, assolutamente affascinante.
La chiave di lettura dei lavori di Manuela è strettamente relata al suo percorso, non si trova nè fra le gli obiettivi in offerta su ebay nè sui migliori online shop di attrezzature fotografiche ma sull'obiettivo primario, l'obiettivo più prezioso, quello che ci è stato dato gratis ma che molti non usano: il proprio sguardo sulle cose, l'ingrediente principale degli scatti del suo tumblr che si chiama "Everything about clouds" e che trovate qui.


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martedì 27 settembre 2011

5 fra le robe terribili generate dalla settimana della moda.

La settimana della moda milanese è appena finita e io, al solito, do uno sguardo a tutte le collezioni, leggo le opinioni dei miei giornalisti preferiti e incappo in "articoli" nei quali non vorrei incappare.
In genere questi ultimi sono messi insieme da terribili fashion blogger e a tal proposito ho due cosine da dire su quello che mi fa schifo assai in una recensione di moda:

1.DESCRIVERE LA COLLEZIONE DESCRIVENDO L'IDEA DI DONNA DELLO STILISTA

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Disapprovazione.

Lo fanno anche i migliori (magari loro lo fanno bene e hanno il mio perdono) ma usare eccessivamente la descrizione della donna che vestirebbe gli abiti in questione mi inorridisce anzichenò: "E' una donna libera e sicura di sè quella di XXX, una donna che si mostra fiera e che fascia la sua regione xifopubica di chiffon...".
Dite quello che volete ma è un manierismo antico, eccessivamente utilizzato e poco piacevole da leggere.

2.DESCRIVERE I TREND DELLA NEXT SEASON USANDO ENGLISH TERMS A BUTTARE E VABBE' CHE LO FACCIAMO TUTTI MA SE ABBIAMO UN HEART E ABBIAMO MAI AVUTO UN TEACHER DI ITALIANO CE NE DOBBIAMO SINCERAMENTE VERGOGNARE

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"Il trend per la next season è l'outfit mix'n match ma budget friendly e con i tips degli editor anche le non insider possono osare un rearranging del proprio wardrobe."
Ma VAFFANCULO.
Se pensi di farmi credere di saper scrivere di moda usando locuzioni inglesi a profusione, hai sbagliato svolta al semaforo tesoro.
(E sì che, ripeto, usare troppi termini stranieri è ormai prassi ma in questo periodo ho letto roba veramente senza vergogn... uh, pardon, SHAMELESS...).

3.SEDICENTI ESPERTI DI MODA CHE SCRIVONO A FRONTE DEL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE CHE I 15 KG DI RYAN AIR IN CONFRONTO SONO UN MIRAGGIO ANNAPIAGGESCO

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La pochezza dell'improvvisato critico di moda è data dal fatto che la moda, quando è fatta bene, catalizza altri elementi culturali presenti e passati (a volte futuri, ma bisogna essere davvero bravi per captare questi ultimi).
Gli stilisti più talentuosi (certo non sto parlando dei disperati che scelgono testimonial volgarissime ma sulla cresta dell'onda) creano la collezione ispirandosi ad uno o più riferimenti (musica, cinema, letteratura, arti visive). Se colui/colei che scrive di quella collezione non possiede un background culturale abbastanza consistente la recensione diviene quello che il mio capo (che non fa il critico di moda) chiama "epico pasticcio di merda" dove a farla da padrone sono gli unici riferimenti culturali dell'aspirante Suzy Menkes de noartri (scusa Suzy!) che sono inevitabilmente:
-Personaggi di Gossip Girl
-Personaggi di Sex&The City
-Kate Moss

4. L'INDIPENDENZA DEL FASHION BLOGGER CHE RICEVE L'INVITO

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Le velate polemiche dei bloggers nei confronti dei giornalisti addetti ai lavori sono disarmanti. Qualche anno fa dichiarazioni programmatiche d'avanguardia ("Noi più vicini alla ggggente, all'utente finale mentre i giornalisti, 'sti stronzi, asserragliati dietro le mura delle case editrici: venduti! Noi pareri onesti, noi rivoluzionari del web, noi LIBERTE', FRATERNITE', GIANFRANCO FERRE'!") e ora, quando ricevono i tanto agognati inviti alle sfilate è tutto AMAZING, AWESOME, CHIC e non fa mai cagare niente.
Bravi.

5. LE OCCUPAZIONI DEL FASHION BLOGGER CHE NON RICEVE L'INVITO

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L'assalto al forno delle grucce come l'ingresso dello show di Moschino.

Non so se faccia più tristezza la recensione positiva a fronte dell'invito o la mancata ricezione dell'invito con le sue tragiche conseguenze fra le quali cito:

-La fila fuori insieme ad altre frotte di mentecatti con la macchinina fotografica per cercare di entrare (tipo cricca di borgatari maschi in fila fuori dalla discoteca più in voga della città a contrattare col buttafuori).

-Inseguimenti di un VIP della moda per farcisi la foto insieme (non fa tanto muro di un ristorante della costiera amalfitana con le foto di Davide Mengacci col pizzaiolo?).

-I post coi "bottini fotografici de guera" featuring: Anna Dello Russo, una blogger svedese a caso, Scott Schuman e Garance Dorè (gente che fa foto a gente che fa foto a gente che fa foto), la cugina dell'assistente in seconda della cameriera di Carine Roitfeld, Anna Wintour da lontano (in genere il mostro di Loch Ness viene più nitido, alcune foto di Anna Wintour sono state giudicate false da Paolo Ayo, l'esperto di foto aliene di "Mistero").

E insomma, vabbè che è meglio fare orrende recensioni di moda piuttosto che drogarsi ma...Ehi, un momento, forse anche no.
Forse.
Anche.
No.





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lunedì 5 settembre 2011

SarDoriartisti: Our Favourite Pic Hunters Edition... Alexandra Mascia.

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PhotobucketQual è la tua parola preferita? Sehnsucht. Cosa ti fa sentire vivo? Sentire la passione, e creare. Qual è il tuo posto preferito? Quello in cui do parzialmente vita ai miei lavori,la mia scrivania. Ma anche la casa di campagna del mio migliore amico, Trafalgar Square e Top Shop a Londra ;) Quale artista ammiri? Annie Leibovitz..e Brooke Shaden. Qual è il tuo cibo preferito? Il sushi Qual è l'ultimo libro che hai letto? Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro. Quale talento vorresti possedere? Quello di saper evitare le perdite di tempo.Quale sarebbe la tua giornata ideale? Quella in cui si mescolano alla perfezione le cose e le persone che amo. Quella in cui la notte quando vado a dormire non ho tempo e spazio per pensare,ma solo per amare e abbracciare. Qual è il miglior ricordo che hai della tua infanzia? I miei numerosi diari segreti,chiusi con il lucchetto, profumati e con i fiori secchi tra le pagine. Chi vorresti essere nella prossima vita? Una pianista e fotografa indiana. Qual è stata la cosa più bella che hai fotografato? Sono molto affezionata ad una foto scattata quasi due anni fa,che ritrae un gatto e il suo riflesso in una pozzanghera. Fa parte di un mio periodo di transizione. Qual è stato sinora il tuo più bel traguardo? Non saprei,sono diversi.Uno dei piu' recenti... PhotoVogue che ha selezionato una mia foto come foto del giorno .Ma per me, introversa e riservata come pochi, anche rispondere a tutte queste domande e' un bel traguardo :) Quale indumento saresti felice di indossare per il resto della tua vita? La Dix motorcycle, di Balenciaga, abbinata ad una bella collana, magari la D3s :) Sono accessori lo so, ma a volte i dettagli fanno la differenza!! Qual è la tua più grande paura? Di non poter vivere altre vite dopo questa. Cosa ti fa piangere? Realizzare di aver riposto fiducia in qualcuno che non la meritava.Cosa ti fa ridere? Far ridere mia sorella. Cosa fa di un amico un buon amico? L'onesta'. Ti sei mai innamorato? Rispondo cosi'..."Abso-fucking-lutely!" Cosa significa libertà per te? Non aver paura di essere me stessa,trovarmi in situazioni e con persone tali da non dover sentire la necessita' di trattenere o mascherare modi di essere,di parlare o tacere senza vergogna. Quando è stata l'ultima volta che hai aiutato uno sconosciuto? Un paio di giorni fa, dei turisti alla stazione. Di cosa non puoi fare a meno? Baci foto e ispirazione. Qual è la cosa più bella che hai mai visto? Le strade di New York,e la vista della citta' dal finestrino dell'aereo.Volendo essere romantici..degli occhi! Qual è l'odore più bello del mondo? Quello che richiama alla mia mente persone o situazioni particolari, quello capace di riprodurre le sensazioni vissute in quelle occasioni. Credi in una qualche divinità? No,credo nelle azioni, nei fatti. In quale personaggio del cinema o dei libri ti identifichi di più? Mmm...Non riesco a individuare un personaggio con il quale mi sia almeno una volta totalmente identificata.Come taaante ragazze, ad esempio, in Amelie rivedo alcune "me", cosi' come posso ritrovare qualche "me" anche in Carrie di Sex&the City o in Mercoledi' della famiglia Addams :D Qual è la cosa più importante che hai imparato? Non aspettarsi mai dagli altri quello che per te in quella circostanza sarebbe naturale dare o fare. Nel bene e nel male. Ho anche imparato, o almeno ci provo, a dare ascolto alle mie necessita',senza pensare che queste non siano importanti e possano passare in secondo piano rispetto alle necessita' altrui. Da chi vorresti essere baciato? Da Jack Shephard,in un'isola deserta,con o senza mostri di fumo! Qual è la tua più grande ossessione? La puntualita',detesto far aspettare qualcuno,e viceversa detesto che mi si faccia aspettare. Quali valori o ideali ti guidano nella vita? L'umilta',la compassione come capacita' di sentire gli altri,il coraggio di ascoltare e seguire il mio istinto. Come vorresti essere ricordato? Sara' bello anche solo essere ricordata! L'ideale sarebbe mi ricordassero come una donna che ama.Quindi per l'amore dato e manifestato,in ogni sua forma. Cosa vorresti fotografare delle cose che non hai ancora fotografato? Una modella per le strade e i tetti di New York.

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Un'amica qualche giorno fa mi ha consigliato di dare uno sguardo alle foto di una giovane fotografa: "Ha imparato da sola, piano piano, ed è brava.". "Ah!", ha aggiunto: "Pubblica alcuni suo lavori sul sito di Vogue Italia e una sua foto è stata selezionata come "Foto del giorno"."
Ho dunque cercato il suo flickr edè stata una rivelazione.
La fotografa si chiama Alexandra Mascia e mi ha conquistata immediatamente così le ho scritto per farle i complimenti e per invitarla qui su The SarDorialist.
Ho adorato il suo sguardo femminile, morbido, privo di troppi fronzoli ma sognante. Uno sguardo personale e delicato ma abbastanza forte da avere tutti i numeri per catturare dei momenti che vedrei ben inseriti in un editoriale di moda (se fossi una giovane designer la cercherei subito!).
Sono stata poi piacevolmente stupita sia dall'entusiasmo e dalla disponibilità con cui ha risposto alla nostra intervista sia dall'estrema modestia con la quale parla di sè, sottolineando l'amore per la fotografia e il desiderio di imparare sempre di più. In un'epoca di discutibili personaggi che più che fare belle foto se la tirano come se ce l'avessero solo loro (la macchina fotografica), trovare umiltà e desiderio di crescita in una ragazza che ha già avuto delle conferme su una piattaforma importante come vogue.it è rasserenante e oltremodo piacevole.
Insomma, spero vi vada di dare uno sguardo ai suoi lavori e spero possiate rivederla anche sui nostri lidi sarDorialisti: Alexandra è stata una bella scoperta per me e spero possa esserlo anche per qualche addetto ai lavori.

Il flickr .
Il sito.

(Grazie ad Alexandra per la disponibilità e a Federica per avermela segnalata...)


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venerdì 2 settembre 2011

Drusilla Foer: un mio punto di riferimento.

E' un'epoca caratterizzata dal brutto spacciato per bello e da puttane che perdono ogni rispettabilità facendosi chiamare escort (quando non signore), un'epoca in cui trovare punti fermi è impresa ardua .
Io, in gioiosa fuga dall'estrema giovinezza, condizione nella quale non mi sono mai sentita troppo a mio agio, ho finalmente trovato un esempio, una stella polare onesta e pragmatica che suggerisca limiti e possibilità e che, ça va sans dire, goda della mia stima.
Lei è una dama fiorentina, poco convenzionale nelle idee e molto schietta nelle parole di nome Drusilla Foer e per me, spesso frustrata dal disaccordo e dal costante rischio di adeguarmi per disperazione al comune (aberrante) senso dello chic da supermercato, rappresenta un personalissimo riferimento indipendente, oggettivo, rinfrescante.

Ecco la sua ormai celeberrima intervista.




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martedì 30 agosto 2011

5 Illustratori che potrebbero piacerci secondo un'illustratrice che ci piace.

(di Tostoini)

Quando Velvetuzi mi ha detto di "5" la mia prima reazione è stato l'entusiasmo. La meraviglia, l'amore, l'armonia fra i popoli, la gioia di condividere le cose meritevoli con l'universo tutto!
E' durato qualche secondo.
Poi è subentrato l'odio. Ma come, cinque? Cos'è, uno scherzo di cattivo gusto? Cosa me ne faccio di appena cinque nomi? Eh?.
Poi ci si stupisce che quello lì col nome che comincia per Nick e finisce per Hornby ci abbiamo messo in piedi su un romanzo intero sulla disperazione delle liste.
Cinque sono pochi. Cinque non bastano. Cinque lasceranno comunque fuori troppe cose importanti. Pazienza.

Arthur Rackham

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Fanciulle con capelli fitomorfi, piante intricate dalle intenzioni ambigue, animali dall'aspetto di personaggi dickensiani. E dettagli, dettagli, dettagli. Mattoni sassolini fiori pieghe di vestiti peluzzi finestre traforare broccati. No, le fiabe non sono un posto di animali canterini, colori piatti e semplificazione. Le fiabe sono un posto ambiguo in cui l'affascinante e lo spaventoso convivono allegramente, il grottesco, l'orrore e il sublime sguazzano assieme nella stessa pozzanghera. Guillermo del Toro, per dire, che è mica l'ultimo pulciaro, per il suo Labirinto del Fauno è andato a riguardarsi le illustrazioni di Rackham.



Edward Gorey

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Eccone un altro che oggi avrebbe i picchetti del Moige sotto casa. Cosa c'è di più innocuo di un abbecedario? Non foss'altro che la A è la A di Amy che è caduta dalle scale, la B di Basil che se lo son magnato gli orsi e via defungendo. Gorey ci ha regalato le gioie dello humour nero e del bianco e nero. Se vi chiedete da dove viene fuori gente come Tim Burton, ecco, arriva da lì.



Tom Gauld

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La mia stima per Tom Gauld nasce dal fatto che ha bisogno di pochissimo per raccontare, far ridere, illucidirti gli occhi a tradimento, il maledetto. Omini che non sono molto di più di un tratto di linea nera, una palletta come testa e un corpo conico. Mettici poi che ha un umorismo surreale, straniante. Ah, anche lui sembra avere un debole per gli alfabeti.



Simone Rea

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Simone Rea disegna topi con golfini infeltriti ed infradito che vorresti come coinquilini, rane dagli occhi pallati che potrebbero stare in un racconto giapponese e un infinito bestiario di animali da battere le mani per la contentezza. La realtà di fatto è che lo trovo bravo in un modo talmente eclatante che se dovessi spiegare a qualcuno perché finirei per avere quell'aria di esaltazione mistica di un ciccione al Comicon durante il panel di Game of Thrones, e temo che non gli renderei un buon servizio.



Sara Gavioli

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Io non l'ho ancora capito cosa gli mettano nell'acqua ai bambini della Bassa, che poi viene fuori gente come Sara Gavioli. Sara è già brava, ma soprattutto ha tutta l'aria di qualcuno che ci potrà dare delle gran belle soddisfazioni in futuro, ed ecco perché sta nei miei cinque: perché non vedo l'ora di vedere che altro uscirà dalle sue matite.




Tostoini è Roberta Ragona ed è un'illustratrice che io amo molto: intelligente, tratto semplice, non molti fronzoli, dritta al punto e capace di aprire, a chi osserva le sue tavole, delle finestre sul suo universo personale popolato da sè stessa, gatti fantasma, elucubrazioni divertenti, pillole di vita quotidiana, tartarughe (of course) e il mio adorato Alphonse, un...ehm..coniglio che in realtà è un ratto vestito da coniglio.
E tanto altro.
E' stata così gentile da segnalare per The SarDorialist 5 illustratori che tutti dovremmo conoscere facendomi contenta ed è meglio che smetta qui perchè quando parlo di Tostoini dimentico quanto io sia una brutta persona che odia la gente e mi si illuminano gli occhi per l'amore.

@velvetuzi

Il sito di Tostoini.
Il tumblr di Tostoini.
Il twitter di Tostoini.


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