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lunedì 4 marzo 2013

5 Things! My Vintage Skateboards Edition

Ok, incontrate un collezionista di tavole da skate e non gli chiedete di selezionarvene 5?
Ecco le favorite di W.M... Thanks Man!

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Lucero Ltd /jeff grosso /by John Lucero /1989


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Powell Peralta /Mike McGill /by Sean Cliver /1989


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Santa Cruz/Street Creep /by Jim Phillips /1989


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Blind/Jason Le/ by Marc Mckee /1991


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H-Street/Jason Roger /by Francesco "Jekill"Albertini /1989
♡♡♡

Yours Truly
Nostal_Chic


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giovedì 8 novembre 2012

5 cose che fa figo odiare ma anche no.


L'odio è un sentimento interessante. Ti ammazza, ti avvelena e non ti fa bene, come le sigarette, ma c'è un certo piacere, sottile, perverso nel fare un bel tiro di tabacco dopo il caffè, n'est pas?
Come ogni cosa preziosa e letale, di quelle cose che se foste un monaco buddista dovreste totalmente evitare (ricordate che l'odio rende infelici), l'odio va centellinato e questo lo s'impara normalmente dopo i 18 anni. Dopo quel periodo di odio ad ampio raggio e lunga gittata che è l'adolescenza dunque, le persone intelligenti e sane passano ad un concetto di odio più mirato. Avviene un simpatico switch: le granate d'odio si trasformano in fucili di precisione, laser di minuscolo diametro, estremamente dannosi e precisi.
E' l'età adulta baby.
Ora, coloro con i quali me la prendo in queste due amorose righe sono quelli che fanno dell'odio la propria bandiera cool scagliandosi violentemente su obiettivi enormi e sbagliati. Gente che più che sparare sulla Croce Rossa spara proprio sulla sede afghana di Emergency.
Di giorno.
Quando ci sono i bambini e le mamme in fila per il vaccino.
Molto male ragazzi, molto male. Il bersaglio è troppo semplice. E totalmente inutile. E pur non essendo esattamente una groupie degli Zen Circus (che comunque hanno un live set interessante) appoggio quella frase di una loro canzone che dice (attenzione chè potreste riconoscervi qualcuno): "Esser stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti".
Vado ad elencarvi dunque 5 famosi bersagli dell'odio di molti di voi che secondo me dovreste rivalutare con più attenzione e ve lo dico senza umiltà, come mio solito.

OBAMA
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Obansky

Ve lo dico oggi, alla luce del recente successo elettorale che ho festeggiato postando questa roba nella mia bacheca di facebook: odiare Obama o fare quelli che chissenefregadelleelezioniamericanesonotuttimerde non vi porterà da nessuna parte. Le elezioni americane sono, per noi europei, per noi italiani in particolare, più importanti delle elezioni nel bel(?)paese e questo perchè non siamo che una piccola provincia dell'Impero e l'aria che tira a Washington ci condizionerà molto più dell'aria che tira a Palazzo Chigi che poi è come dire, banalmente, che i giochi si completano nel salotto padronale piuttosto che nei bagni delle cucine del seminterrato.
Vedetela così, siamo in una remota provincia della Gallia e seguiamo con interesse ciò che succede a Roma.
Nel 120 a.C.
Ecco che, capite bene, interessarsi alle elezioni americane diventa la cosa intelligente da fare.
Grandi sorrisi poi verso gli hater di Obama perchètantoècomeglialtri. Da poco ho letto da qualche parte un commento che avrei voluto scrivere io (ma non l'ho fatto, ahimè): i democratici americani sono LA DESTRA e i repubblicani sono LA DESTRA ESTREMISTA. Detto questo ragazzi miei, fra i due candidati non ho avuto problemi a preferire Obama esattamente come preferirei una colica renale ad una nevralgia del trigemino.
Yes we can.

KEVIN SYSTROM E MIKE KRIEGER
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No, non sono amici miei, mi piacerebbe ma no.
Questi due sono gli sviluppatori dell'app che amate odiare: Instagram.
Ho letto status anti-instagram francamente imbarazzanti. In genere si tratta di stizziti neocultori dell'arte fotografica o, se preferite, gente reflex-dotata che possiede un account flickr, quando non un sito personale, in veste di fotografo. Ho letto, vi giuro, riflessioni su come instagram UCCIDEREBBE la fotografia.
Ahahaha.
Ahaha.
Ah.
Lasciate che vi dia una mano: la fotografia sta ad Instagram come la letteratura sta a Twitter. E' solo un altro mezzo, tutto qua. Steve McCurry è preoccupato dell'avvento di Instagram come Philip Roth si dilania a gran voce per gli status di facebook come espressione di sè. A nessuno frega un cazzo ragazzi, fidatevi.
Qualche mese fa ne parlavo con Sara dei Diverting Duo, all'epoca era alle prese con lo shooting di Outset, il loro video girato interamente in lomoKino (l'avete visto? Dovreste, ecco il link). Le ho chiesto cosa ne pensasse e lei mi ha risposto, pacata e intelligente come sempre, che instagram è un modo come un altro di dire qualcosa e che non vedeva niente di male nell'avere una nuova occasione di avvicinarsi alla fotografia: puoi esprimere cose interessanti o cagate colossali, fa parte del gioco.
Non posso che essere d'accordo, d'altronde non mi interessa nemmeno che cani e porci abbiano macchine fotografiche da 2000 eurodollari e spocchia a buttare.
Ho un account instagram e ci posto foto di cani, gatti, cibo e inutilità di varia natura, non obbligo nessuno a seguirmi e non seguo gente che non mi interessa.
Il grido d'allarme salva-arte di una manica di attivisti dello scatto che usano come megafono un social network qualunque per denunciare la banalizzazione dell'oggetto X a caso da parte di un altro social network è francamente risibile. Lo è soprattutto se viene da gente che compra obiettivi che costano quanto lo stipendio (lordo) di mio padre e non riescono a cavarne fuori niente di significativo mentre qualunque coglione con uno smartphone e due filtri gratis ottiene il loro stesso risultato. Quando non migliore. La verità fa male, lo so.
Rilassatevi, Instagram non ucciderà la fotografia più di quanto non facciate voi e i vostri dannati lavori col watermark.

CHIARA FERRAGNI
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Ok, la ragazza qui sopra non è Chiara Ferragni ma Leandra Medine. Hanno la stessa età (credo) e un background per certi versi simile: buona famiglia, molti vestiti, un blog.
La differenza sta nel fatto che il blog di Leandra Medine (The Man Repeller) sia un prodotto di qualità con una scrittura ironica e divertente e lei abbia un gusto molto personale in fatto di moda, uno stile che può non piacere a tutti (si è parata il culo già dalla scelta del titolo la furbacchiona), tutte cose che la Ferragni, per ovvi limiti qualitativi non può vantare. E' un paragone impari e scorretto quello che propongo, come paragonare i successi al botteghino italiano di Pieraccioni e quelli di Haneke. Andiamo, vogliamo ancora star là a odiare Pieraccioni perchè la gente ride quando lui, goffo provinciale, si accapparra la meglio gnocca straniera in barba a tutti? La Ferragni fa bene quello che deve, parlare ad un pubblico che, in parte, la conosce grazie alle frotte di hater che la sponsorizzano in ogni dove in un trionfo (o epic fail, fate voi) di psicologia inversa.
A me Chiara Ferragni è molto utile, non seguo il suo blog da tempo ma se mi capita di guardare una sua foto con dei nuovi gingilli fashion mi faccio immediatamente delle domande sincere. Se ho guardato con curiosità un paio di scarpe e gliele ritrovo addosso c'è qualcosa che non va nel mio gusto, forse devo pensarci un pò meglio. Se un brand la sceglie come testimonial c'è qualcosa che non va e dunque forse è meglio che quel brand non lo indossi io (ciao Furla, mi avete persa per strada ma chevvvefrega? Avete guadagnato altre 10000 clienti, chapeau!). E via dicendo.
E' un pò la vecchia storia di quando mi volevo fare l'ombrè ai capelli, per poi notare che tutte le disperate che vanno a corteggiare i tipi di Maria De Filippi avevano l'ombrè ai capelli e, dopo aver fatto due veloci calcoli, capii che non era il caso di decolorarmi le punte come una finta surfista australiana di Brescia che sbraitava nel pomeriggio di canale5.
Chiara Ferragni è il faro che illumina il cammino che non devo percorrere, è Scilla e Cariddi che minano la decenza del mio peschereccio, è un monito divino e io la ringrazio e vi dirò pure che per il servizio che mi fa merita tutti i soldi che guadagna grazie al suo codazzo di ammiratori e detrattori.
Non capisco nè gli uni nè gli altri  ma men che mai la maggior energia posta nel sentimento dei secondi.

TERRY RICHARDSON
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Terry e suo papà Bob

Dai, adesso tutti odiano Terry? Perchè è ROZZO? Perchè è VOLGARE? Perchè è un PORCO?
Certo che lo è dannazione, se non lo fosse sarebbe Mario Testino!
Abbiamo bisogno di un Terry Richardson fra un TimWalker e un Miles Aldridge esattamente come abbiamo bisogno di Belladonna fra Charlotte Rampling e Judy Dench. Perchè è un'altra cosa, perchè è patinato ma c'è qualcosa di sporco e sbagliato e irrimediabilmente viscido in quello che fa.
Ne ho già scritto qui e continuo a pensare che gli hater di Terry siano come le ragazze convinte che comprare qualcosa di Margiela da H&M sia come possedere davvero un Margiela. Non c'è niente di sbagliato in voi care, avete semplicemente sbagliato indirizzo. Basta rendersene conto. Se non ve ne doveste rendere conto nemmeno in camerino però, beh, lì avete un problema. Un grosso problema,

CLIO aka CLIO MAKEUP aka CLIO DI REALTIME
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Clio ha delle grosse responsabilità, non lo nego. Tutti quei trucchi volgarmente colorati, tutte quelle imitatrici farlocche su youtube, tutte quelle disgraziate in comitiva che da Sephora non mi consentono di ammirare in santa pace il tester di un fondotinta Sisley a 98 eurodollari che, settimanalmente, mi parla, parla proprio a me! E mi rivela cose importanti. L'ultima volta mi ha rivelato. "Velvetuzi, ancella spiantata, qui te lo dico e qui te lo nego, non comprare la tinta per labbra YSL chè costa come un mese di palestra e tu non stai più andando in palestra. Vuoi forse avere le labbra Brun Glacé e il culo flaccido? E' questo quello che vuoi? Ora rifletti e genuflettiti in preghiera di fronte allo stand della Strivectin. Va in pace.".
Tornando a Clio, ella non è Pat McGrath ma una che fa i tutorial di youtube e tutte le altre, a parte qualche raro caso, sono solo tipe che sono arrivate dopo e fino a chè le velate critiche o le prese per il culo non arrivino da gente come le Pixiwoo o Lisa Eldridge, beh, Clio rimane quella che ha più presa sul pubblico per cui no, se odiate Clio perchè non è Alberto De Rossi, non avete ragione e siete completamente fuori strada. Lo sareste anche se criticaste Diva&Donna perchè non ci scrive Jonathan Franzen e andiamo, potete fare di meglio.

L'odio è un sentimento interessante. Usiamolo con buonsenso.

Guardate che comunque vi abbraccio e vi bacio.

@velvetuzi
 Instagram (WARNING! Potrebbe uccidere la fotografia)



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martedì 27 settembre 2011

5 fra le robe terribili generate dalla settimana della moda.

La settimana della moda milanese è appena finita e io, al solito, do uno sguardo a tutte le collezioni, leggo le opinioni dei miei giornalisti preferiti e incappo in "articoli" nei quali non vorrei incappare.
In genere questi ultimi sono messi insieme da terribili fashion blogger e a tal proposito ho due cosine da dire su quello che mi fa schifo assai in una recensione di moda:

1.DESCRIVERE LA COLLEZIONE DESCRIVENDO L'IDEA DI DONNA DELLO STILISTA

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Disapprovazione.

Lo fanno anche i migliori (magari loro lo fanno bene e hanno il mio perdono) ma usare eccessivamente la descrizione della donna che vestirebbe gli abiti in questione mi inorridisce anzichenò: "E' una donna libera e sicura di sè quella di XXX, una donna che si mostra fiera e che fascia la sua regione xifopubica di chiffon...".
Dite quello che volete ma è un manierismo antico, eccessivamente utilizzato e poco piacevole da leggere.

2.DESCRIVERE I TREND DELLA NEXT SEASON USANDO ENGLISH TERMS A BUTTARE E VABBE' CHE LO FACCIAMO TUTTI MA SE ABBIAMO UN HEART E ABBIAMO MAI AVUTO UN TEACHER DI ITALIANO CE NE DOBBIAMO SINCERAMENTE VERGOGNARE

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"Il trend per la next season è l'outfit mix'n match ma budget friendly e con i tips degli editor anche le non insider possono osare un rearranging del proprio wardrobe."
Ma VAFFANCULO.
Se pensi di farmi credere di saper scrivere di moda usando locuzioni inglesi a profusione, hai sbagliato svolta al semaforo tesoro.
(E sì che, ripeto, usare troppi termini stranieri è ormai prassi ma in questo periodo ho letto roba veramente senza vergogn... uh, pardon, SHAMELESS...).

3.SEDICENTI ESPERTI DI MODA CHE SCRIVONO A FRONTE DEL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE CHE I 15 KG DI RYAN AIR IN CONFRONTO SONO UN MIRAGGIO ANNAPIAGGESCO

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La pochezza dell'improvvisato critico di moda è data dal fatto che la moda, quando è fatta bene, catalizza altri elementi culturali presenti e passati (a volte futuri, ma bisogna essere davvero bravi per captare questi ultimi).
Gli stilisti più talentuosi (certo non sto parlando dei disperati che scelgono testimonial volgarissime ma sulla cresta dell'onda) creano la collezione ispirandosi ad uno o più riferimenti (musica, cinema, letteratura, arti visive). Se colui/colei che scrive di quella collezione non possiede un background culturale abbastanza consistente la recensione diviene quello che il mio capo (che non fa il critico di moda) chiama "epico pasticcio di merda" dove a farla da padrone sono gli unici riferimenti culturali dell'aspirante Suzy Menkes de noartri (scusa Suzy!) che sono inevitabilmente:
-Personaggi di Gossip Girl
-Personaggi di Sex&The City
-Kate Moss

4. L'INDIPENDENZA DEL FASHION BLOGGER CHE RICEVE L'INVITO

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Le velate polemiche dei bloggers nei confronti dei giornalisti addetti ai lavori sono disarmanti. Qualche anno fa dichiarazioni programmatiche d'avanguardia ("Noi più vicini alla ggggente, all'utente finale mentre i giornalisti, 'sti stronzi, asserragliati dietro le mura delle case editrici: venduti! Noi pareri onesti, noi rivoluzionari del web, noi LIBERTE', FRATERNITE', GIANFRANCO FERRE'!") e ora, quando ricevono i tanto agognati inviti alle sfilate è tutto AMAZING, AWESOME, CHIC e non fa mai cagare niente.
Bravi.

5. LE OCCUPAZIONI DEL FASHION BLOGGER CHE NON RICEVE L'INVITO

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L'assalto al forno delle grucce come l'ingresso dello show di Moschino.

Non so se faccia più tristezza la recensione positiva a fronte dell'invito o la mancata ricezione dell'invito con le sue tragiche conseguenze fra le quali cito:

-La fila fuori insieme ad altre frotte di mentecatti con la macchinina fotografica per cercare di entrare (tipo cricca di borgatari maschi in fila fuori dalla discoteca più in voga della città a contrattare col buttafuori).

-Inseguimenti di un VIP della moda per farcisi la foto insieme (non fa tanto muro di un ristorante della costiera amalfitana con le foto di Davide Mengacci col pizzaiolo?).

-I post coi "bottini fotografici de guera" featuring: Anna Dello Russo, una blogger svedese a caso, Scott Schuman e Garance Dorè (gente che fa foto a gente che fa foto a gente che fa foto), la cugina dell'assistente in seconda della cameriera di Carine Roitfeld, Anna Wintour da lontano (in genere il mostro di Loch Ness viene più nitido, alcune foto di Anna Wintour sono state giudicate false da Paolo Ayo, l'esperto di foto aliene di "Mistero").

E insomma, vabbè che è meglio fare orrende recensioni di moda piuttosto che drogarsi ma...Ehi, un momento, forse anche no.
Forse.
Anche.
No.





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martedì 30 agosto 2011

5 Illustratori che potrebbero piacerci secondo un'illustratrice che ci piace.

(di Tostoini)

Quando Velvetuzi mi ha detto di "5" la mia prima reazione è stato l'entusiasmo. La meraviglia, l'amore, l'armonia fra i popoli, la gioia di condividere le cose meritevoli con l'universo tutto!
E' durato qualche secondo.
Poi è subentrato l'odio. Ma come, cinque? Cos'è, uno scherzo di cattivo gusto? Cosa me ne faccio di appena cinque nomi? Eh?.
Poi ci si stupisce che quello lì col nome che comincia per Nick e finisce per Hornby ci abbiamo messo in piedi su un romanzo intero sulla disperazione delle liste.
Cinque sono pochi. Cinque non bastano. Cinque lasceranno comunque fuori troppe cose importanti. Pazienza.

Arthur Rackham

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Fanciulle con capelli fitomorfi, piante intricate dalle intenzioni ambigue, animali dall'aspetto di personaggi dickensiani. E dettagli, dettagli, dettagli. Mattoni sassolini fiori pieghe di vestiti peluzzi finestre traforare broccati. No, le fiabe non sono un posto di animali canterini, colori piatti e semplificazione. Le fiabe sono un posto ambiguo in cui l'affascinante e lo spaventoso convivono allegramente, il grottesco, l'orrore e il sublime sguazzano assieme nella stessa pozzanghera. Guillermo del Toro, per dire, che è mica l'ultimo pulciaro, per il suo Labirinto del Fauno è andato a riguardarsi le illustrazioni di Rackham.



Edward Gorey

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Eccone un altro che oggi avrebbe i picchetti del Moige sotto casa. Cosa c'è di più innocuo di un abbecedario? Non foss'altro che la A è la A di Amy che è caduta dalle scale, la B di Basil che se lo son magnato gli orsi e via defungendo. Gorey ci ha regalato le gioie dello humour nero e del bianco e nero. Se vi chiedete da dove viene fuori gente come Tim Burton, ecco, arriva da lì.



Tom Gauld

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La mia stima per Tom Gauld nasce dal fatto che ha bisogno di pochissimo per raccontare, far ridere, illucidirti gli occhi a tradimento, il maledetto. Omini che non sono molto di più di un tratto di linea nera, una palletta come testa e un corpo conico. Mettici poi che ha un umorismo surreale, straniante. Ah, anche lui sembra avere un debole per gli alfabeti.



Simone Rea

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Simone Rea disegna topi con golfini infeltriti ed infradito che vorresti come coinquilini, rane dagli occhi pallati che potrebbero stare in un racconto giapponese e un infinito bestiario di animali da battere le mani per la contentezza. La realtà di fatto è che lo trovo bravo in un modo talmente eclatante che se dovessi spiegare a qualcuno perché finirei per avere quell'aria di esaltazione mistica di un ciccione al Comicon durante il panel di Game of Thrones, e temo che non gli renderei un buon servizio.



Sara Gavioli

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Io non l'ho ancora capito cosa gli mettano nell'acqua ai bambini della Bassa, che poi viene fuori gente come Sara Gavioli. Sara è già brava, ma soprattutto ha tutta l'aria di qualcuno che ci potrà dare delle gran belle soddisfazioni in futuro, ed ecco perché sta nei miei cinque: perché non vedo l'ora di vedere che altro uscirà dalle sue matite.




Tostoini è Roberta Ragona ed è un'illustratrice che io amo molto: intelligente, tratto semplice, non molti fronzoli, dritta al punto e capace di aprire, a chi osserva le sue tavole, delle finestre sul suo universo personale popolato da sè stessa, gatti fantasma, elucubrazioni divertenti, pillole di vita quotidiana, tartarughe (of course) e il mio adorato Alphonse, un...ehm..coniglio che in realtà è un ratto vestito da coniglio.
E tanto altro.
E' stata così gentile da segnalare per The SarDorialist 5 illustratori che tutti dovremmo conoscere facendomi contenta ed è meglio che smetta qui perchè quando parlo di Tostoini dimentico quanto io sia una brutta persona che odia la gente e mi si illuminano gli occhi per l'amore.

@velvetuzi

Il sito di Tostoini.
Il tumblr di Tostoini.
Il twitter di Tostoini.


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martedì 2 agosto 2011

5 things you eat you won't recognize at first sight here: WTF is that?

Una fotografa di San Francisco che si chiama Caren Alpert ha fotografato cibo col microscopio elettronico. Sapevo fosse buono ma non quanto fosse bello visto così da vicino...
E voi riuscite ad indovinare quali cibi sono raffigurati in queste 5 foto?
Le risposte e il link al sito della Caren a fine post...

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Belli eh?
Foto 1: Sale.
Foto 2: Pomodoro secco.
Foto 3: Mandorla.
Foto 4 : Foglia dell'ananas.
Foto 5: Biscotto Oreo.
Il resto lo trovate qui.

Mi è venuta fame di Oreo.


PS
Vi state abbronzando al mare vero cari i miei sarDorialisti vacanzieri? Io mi abbronzerò solo se la luce della schermata di excel stimolerà i miei melanociti. In sintesi ha più chance Valeria Marini di azzeccare un modello di costume sobrio mi sa...



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martedì 5 luglio 2011

5 cuoche che ci piacciono.

Com'è che si dice? Che in estate si ha meno fame? Beh, questo non vale per me. Certo, magari eviterei di mangiare il burro a morsi ma non è che da giugno in poi passo dalla mia usuale voracità da pit bull alle 600 Kcal/day di una modella di 19 anni che piange&rimpiange il metabolismo dei suoi 14.
Insomma, per chi come me si nutre anche nei mesi estivi, vi si segnala 5 femmine (famose) mangianti e cucinanti.
Non mi ricordo chi lo dicesse ma, datemi retta, non fidatevi dei cuochi che non mangiano.

PADMA LAKSHMI

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Ha all'attivo due libri di cucina "Easy exotic" e "Targy, tart, hot and sweet" oltre ad aver presentato "Padma Passport" su Food Network. Ebbene, la ragazza ora cucina meno, si limita a presentare altri che lo fanno ("Top Chef") ma chi se ne frega. E' talmente gnocca che ogni tanto mi metto lì e la guardo estasiata.
Vi linko la sua ricetta dei Rasberry Champagne Spritzers, un modo chic e femminile per ubriacarsi. (Magari evitate di cominciare a bere durante l'applicazione del trucco o uscirete con l'eyeliner che sembra messo da Picasso...ehm... E' capitato a una che conosco...)

SOPHIE DAHL

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E' una top model, l'antesignana delle plus size models di ora ma con più classe. Figlia (e nipote) d'arte, scoperta da Isabella Blow e protagonista di alcune celeberrime campagne (vedi la bellissima YSL per Opium, censurata in terra d'Albione), dopo un dimagramento clamoroso nei primi anni 2000 la ragazza ha ricominciato a mangiare e cucinare. Lo show si chiama "The Delicious Miss Dahl" e divide i critici, alcuni adorano il suo stile naif e altri criticano il fatto che si lecchi costantemente le dita.
Per dire, gli haters a volte non capiscono una mazza.
A me piace molto, io dico SI a Sophie Dahl e al guacamole.

NIGELLA

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Nigella è strafamosa, chevvvelodicoaffà, i maschi l'adorano e dato che presenta il cibo con voce suadente e modi un pò flirty è stata solennemente incoronata regina del food porn.
Ha all'attivo camionate di libri, diversi tv shows e ha sposato il miliardario Charles Saatchi.
Si, quello della Saatchi&Saatchi.
Si, se l'è sposato lei.
E brava Nigella.
Siccome tira più un spaghetto di Nigella che un carro di Vissani, vi posto la sua ricetta delle linguine ai funghi.
E non tiratemi fuori quelle cazzate patriottiche della pasta che sappiamo fare solo noi itagliani perchè le cazzate patriottiche mi danno fastidio.

LAURA RAVAIOLI

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Laura Ravaioli è l'unica chef professionista di questa cinquina e la mia preferita evah. E' una delle donne più chic del mondo intero, elegantissima nelle sue uniformi, precisa, pulita e inesorabile come uno shokunin.
Sono una sua grande fan, tipo che mi farei tatuare un mestolo sporco di besciamella in suo onore.
Non c'è nulla che non possa fare, potrebbe friggere carta igienica e sarebbe squisita ma preferisco segnalarvi la riproducibilissima ricetta dei "brutti ma buoni".

SIGRID VERBERT

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Sigrid è LA food blogger.
Ragazza belga tenutaria del blog di cucina più elegante di tutti: "Il cavoletto di Bruxelles". I suoi post sono un piacere per occhi e palato vista la qualità delle foto (curate da lei) e lo stile (Sigrid è laureata in lettere).
Ogni tanto prepara degli archivi di ricette in pdf (gratuitamente scaricabili) molto interessanti e i suoi libri sono sempre un ottimo regalo per gli amici.

Se testate le ricette invitatemi a cena.
Assicuro opinioni oggettive, racconti dei fatti miei, lamentele per la deriva vergognosa della società testimoniata dall'assenza di leggi che si oppongano ai concerti dei tipi di Amici e Autan per tutti.

Che i wok e l'olio d'oliva siano con voi.








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lunedì 30 maggio 2011

5: CLASSY HORROR MOVIES YOU SHOULD WATCH

(di Carlo Sardanu*)

Scegliere solamente cinque titoli, oltre che "antipatico" vista l'obbligata esclusione di numerosi altri film, non è cosa semplice. Il cinema horror, seppur basato su una manciata di topoi e schemi narrativi elementari che si ripetono come delle funzioni proppiane, costituisce un vasto universo dotato di vita propria, suddiviso in sottogeneri, che si perpetua come un cannibale autoreferenziale attraverso cliché, citazioni e remakes più o meno fortunati. Per farla breve: ho scelto cinque pellicole che ritengo fondamentali, cercando di partire dalle origini per arrivare sino ai giorni nostri attraverso un percorso immaginario che unisce vampiri, zombies e sadici torturatori... toglietevi le scarpe, preparate i popcorn e sentitevi liberi di ruttare!

1."Nosferatu, eine Symphonie des Grauens" (F. W. Murnau, 1922)



La libera trasposizione del romanzo di Bram Stoker ci consegna, attraverso i giochi di ombre e i primi effetti speciali, il vampiro per eccellenza. Capolavoro!

2."Texas Chainsaw massacre" (Tobe Hooper, 1974)


Uno dei primi horror indipendenti, fonde la cronaca nera della provincia con la finzione cinematografica. Leatherface e la sua motosega fanno ormai parte dell'immaginario collettivo.

3."Dawn of the dead" (G. Romero, 1978)


Ammetto di non essere un fanatico del filone degli zombies, ma il secondo episodio della trilogia di Romero è quello che preferisco. Ambientato in uno dei simboli per eccellenza del consumismo amerigano, un centro commerciale, ci mostra il degrado della civiltà occidentale.

3."Shining" (S. Kubrick, 1980)


L'incursione di Kubrick nel genere horror non poteva che arricchire la storia del cinema di un altro capolavoro. La steadycam che si muove attraverso i corridoi deserti dell'Overlook Hotel, facendo respirare allo spettatore le sue atmosfere inquietanti, definisce il concetto di "horror psicologico"...


5. "Hostel" (Eli Roth, 2005)


Uno dei film più rappresentativi dell'horror degli anni duemila e di una nuova generazione di registi di cui Eli Roth fa parte, in cui torture, sadismo e tanto sangue sembrano essere dei comuni denominatori.



*Carlo Sardanu è uno dei miei cinefili di riferimento. Mi straccia senza pietà in quei giochini in cui si devono indovinare i film da uno screencap riconoscendo film impossibili da screencaps assurdi e conosce sempre le pellicole di cui si sta parlando. Non comprende perchè molti ragazzi di oggi rifuggano le cravatte , ama le donne che indossano scarpe Louboutin e condivide con la sottoscritta un viscerale odio per coloro che dicono "mass midia" invece di "mass media". E' latino cazzo!
Dice che non gli secca che gli chieda pareri e contributi per le rubriche sarDorialiste per cui spero di poterlo coinvolgere in altre occasioni.





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venerdì 6 maggio 2011

5: Fashion Facts

1. LA COLLABORAZIONE FRA TARGET E MISSONI


In Italia non la vedremo mmmai ma gli amici sarDorialisti che si trovano in America potranno fruire dei capi Target firmati dalla crew Missoni. Eh beati loro va!
(Quelli di Target comunque non sono nuovi a collaborazioni del genere, ricordate la partnership con Mulberry per l'omonima capsule collection?)

2. KATE BOSWORTH FA LO SPOT DI COTTON INC. E NE CANTA IL JINGLE


Il cotone non vi sarà mai sembrato così morbido. Kate Bosworth, un'attrice caruccia caruccia caruccia, ci canta le virtù del materiale della nostra vita (sic) con voce suadente ("The touch, the feel, the fabric of our li-i-i-ives"). Dai, però lo spot è bellino. E' il trionfo del bellino!



Molti lo conosceranno per la rubrica che tiene su Vanity Fair Italia, altri seguono "The Style Guy" (che io addddoro) ma i più esperti di pop-culture ricorderanno Glenn O'Brien per le sue origini artistiche nell'ambito della Factory di Andy Warhol. Ebbene, Glenn ha scritto un libro ("How To Be A Man") in cui da consigli di stile ai giovanotti. Io sono con lui in questa terrificante battaglia contro le ciabatte in città e a favore del ritorno in auge di vestiti civili.
Non mi fraintendiate, approvo i boxer e le infradito.
In spiaggia.

4.SIGNE CHANEL, UN DOCUMENTARIO DEL 2004 SULLA PREPARAZIONE DI UNA COLLEZIONE HAUTE-COUTURE DELLA MAISON CHANEL.


Questa roba, consigliata ai veri appassionati di "pure couture", è un documentario in 5 parti sul lavoro sartoriale (enorme) necessario a mettere su una collezione di Alta Moda.
C'è anche Karl, eccome se c'è, ma le vere protagoniste sono le sarte (che donne!), le ricamatrici e gli artigiani di Chanel.
Io mi sono innamorata di Mme Pouzieux, la 75enne regina del telaio (le hanno mandato numerosi allievi affinchè imparassero i segreti della sua famosa "Chanel tresse" ma nessuno ci ha mai capito una mazza per cui le fa solo lei nella sua casa di campagna), della potente gang delle sarte capitanate da Madame Jacqueline, Madame Cecìle e Madame Martine e della povera Amanda, la modella che prova per prima i vestiti e viene costantemente punta dagli aghi ("Muoviti e ti faccio un'epidurale!" Le dicono mentre appuntano gli aghi nella parte posteriore del vestito...).
Guardando questa roba ho perfettamente capito cosa provano gli uomini nel cliccare su YouPorn (approvo la pornografia ma non la trovo interessante): "Signe Chanel" è pura PORNOGRAFIA COUTURE.

(Il documentario è in francese, credo sia stato trasmesso anche su Rai5 ma su youtube ci sono gli episodi in francese sottotitolati in inglese. Li trovate su questo canale.)

5. SHALA'S RABBIT HOLE



Il fashion blog di Shala Monroque, fashion editor in large di Pop Magazine. Consigliato

Buon weekend!





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